Il positivismo in Germania.
Il positivismo tedesco della seconda met del secolo ebbe
caratteristiche sue proprie in quanto fu influenzato dal grande
progresso negli studi di chimica e farmacologia che avevano
portato la Germania all'avanguardia nel mondo.
I positivisti tedeschi recuperarono molte delle caratteristiche
del materialismo francese del Settecento (d'Holbach, La Mettrie),
come il dominio assoluto del determinismo e la tendenza ad
elaborare un sistema monistico chiuso, giungendo al monismo
materialistico. Esso significava il rifiuto e l'abbandono di tanti
aspetti della filosofia che per secoli erano stati considerati
fondamentali, come la distinzione fra spirito e materia e
l'esistenza della libert nell'uomo, con tutte le conseguenze che
da esse derivano nel campo della morale, del diritto e della
politica.
I rischi che comporta un riduzionismo di tal genere possono
essere messi in evidenza da alcuni esempi, inerenti agli stessi
positivisti tedeschi. Un primo esempio pu essere il fatto che il
loro accanimento antimetafisico ha avuto come risultato
l'elaborazione di una metafisica di nuovo tipo, per la quale tutto
deve essere spiegato partendo dalla materia e dalle sue leggi,
ritenute l'orizzonte insuperabile della conoscenza e della realt.
Un altro esempio  rappresentato dall'impegno ideale profuso da
questi filosofi nella lotta contro quello che veniva ritenuto
nient'altro che superstizione e oscurantismo, cio la tradizione
religiosa. Questo tipo di comportamento metteva in evidenza un
idealismo pratico che il materialismo teorico da essi professato,
proponendo un rigido determinismo, non era in grado di
giustificare adeguatamente.
La battaglia ideale che i positivisti tedeschi portarono avanti
era rivolta non soltanto contro il cristianesimo e la Chiesa
cattolica, ma anche contro quella proposta di religione razionale
(il deismo) che poteva vantare l'appoggio autorevole di uno
scienziato del valore di Newton. Infine non bisogna dimenticare la
polemica con i marxisti, i quali ritenevano necessario
l'inserimento nel metodo scientifico della dialettica, elemento
che i positivisti consideravano scientificamente inaccettabile.
Questa loro verve polemica si comprende meglio se la si collega
con le continue e straordinarie scoperte scientifiche nel campo
dell fisica, della chimica e della biologia, che favorivano un
grande entusiasmo e una altrettanto grande fiducia nelle
magnifiche sorti e progressive.
Fra i positivisti tedeschi ricordiamo J. Moleschott (1822-1893)
(lettura 48). Dopo aver partecipato ai moti rivoluzionari del
Quarantotto, egli si era rifugiato in Svizzera dove fece amicizia
con un altro rifugiato politico, F. De Sanctis. Quest'ultimo,
divenuto poi ministro della pubblica istruzione del neonato Regno
d'Italia, gli offr una cattedra universitaria in funzione
anticattolica. La sua opera pi nota  la Dottrina per
l'alimentazione per il popolo (1850), in cui il filosofo tedesco
sostiene l'importanza di un miglioramento dell'alimentazione per
le classi popolari. Essa si basa su un presupposto ben
sintetizzato da Feuerbach con la frase l'uomo  ci che mangia
(Quaderno terzo/1, Introduzione a Feuerbach). Per Moleschott la
materia  tutto: essa  vita che si rigenera continuamente e la
morte degli uni  necessaria alla vita degli altri. Significativa
fu la sua proposta di utilizzare i terreni dei cimiteri, che erano
particolarmente concimati, per la coltivazione di cereali allo
scopo di aumentare la produzione e quindi migliorare
l'alimentazione per i poveri. Si trattava di una proposta
dissacrante in nome di una diversa concezione del sacro ( sacra
la vita, non la morte!).
Famosa fu la polemica con il chimico J. von Liebig, il quale
riteneva fosse innegabile la presenza nella natura di una mente
ordinatrice, di un principio razionale, mentre Moleschott
sosteneva che la materia non avesse bisogno di alcun principio
esterno.
K. Vogt (1817-1895) (lettura 49), anticristiano e antisocialista,
sosteneva che tutti i fenomeni spirituali potessero essere
spiegati come secrezioni del cervello. Ampi spazi sui giornali
dell'epoca ebbe la sua polemica con il fisiologo R. Wagner, il
quale affermava invece come scienza e religione non fossero in
contrasto fra loro e che l'esistenza dell'anima e la sua
immortalit, pur non essendo dimostrabili scientificamente,
fossero comunque un'esigenza implicita della moralit.
A questa polemica parteciparono altri scienziati, fra cui L.
Bchner (1824-1899) (lettura 50), convinto che il materialismo
fosse ormai l'unica conclusione plausibile a cui la ragione
potesse giungere partendo da uno studio serio sulla natura,
concepita come eterna ed immutabile come le leggi scientifiche.
Infine ricordiamo E. H. Haeckel (1834-1919) (lettura 51), che
nell'opera Gli enigmi dell'universo (1899), uno dei maggiori
successi editoriali del secolo scorso, sosteneva la tesi che la
scienza fosse in grado di spiegare tutti gli enigmi del mondo. La
sua scelta filosofica era per il monismo materialistico, fondato
sulla teoria evoluzionistica@#@#..i
